I figli dei retrogamers: cosa pensano?

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Chi ha figli saprà che i nostri giovanissimi virgulti amano fare sempre le stesse cose. Ripetere meccanicamente le stesse azioni, gli stessi rituali. In pratica sono abitudinari, e se si soffiano il naso devono controllare quello che hanno prodotto, quanti chili pesa, e se c’è pericolo per l’ascensor.
Nell’ottica di questo potenziale loop infinito, si dipana la vita del genitore retrogamer.
Ecco quindi che, con il mio mini-me di sesso opposto, mi cimento in un classico evergreen della paternità: scoprire cosa pensano veramente i tuoi figli.
Dopo un primo imbarazzo iniziale, con la mente in confusione sull’opportunità di raccontare le vicende accadute in una galassia lontana lontana, Viola si scioglie davanti al microfono e si abbandona ad una narrazione potente ma basilare: AMONG US.
Eh sì, Among Us. Tutti conoscono Among Us. Chi non lo sa giocare? Uno a caso? IO!
La meraviglia e lo stupore si riflettono nei suoi bellissimi occhi azzurri che mi seguono con attenzione mentre nella mia testa saltella Mino Damato; è come se camminassi sui carboni ardenti anch’io! Among Us?! Non sono sicuro di quello che dico. Qualcosa so a grandi linee, ma è no. Non so un cazzo!
Pian piano mi convinco che, in fondo, un gioco vale l’altro, e oggi c’è Among Us, domani chissà?
Alla fine mia figlia è comunque contenta, ride felice. Anch’io rido con lei.
Questo e altro per lei. I figli so’piezz’e’core.


Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

Il Blister di Retrogaming

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