Il MUSEO DEL CALCOLATORE e il tracollo di OLIVETTI con Massimo Belardi

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La “prima casa nazionale costruttrice di macchine da scrivere nasce nel lontano 1908 e fin dai suoi inizi nel mondo dell’impresa italiana si distingue per l’attenzione alla tecnologia e all’innovazione, il design ispirato, la presenza internazionale e la sensibilità per gli aspetti sociali del lavoro. Merito del fondatore Camillo Olivetti e del figlio Adriano, che in breve tempo riescono a conferire all’azienda di famiglia le caratteristiche di un moderno gruppo industriale, posizionandosi tra i leader nel mercato degli elettrodomestici per ufficio.

Negli anni ’50 Olivetti investe nella tecnologia elettronica con risultati importanti: nasce così la mitica macchina da scrivere Lettera 22, rappresentazione di una tempesta perfetta di ingegneria e progettata per essere allo stesso tempo leggera, efficiente e durevole.
Questo simbolo della dattilografia e della scrittura in generale nasce nel 1950 dalla mente intuitiva di Marcello Nizzoli, designer italiano che collaborava con Olivetti dal 1938. Più che un oggetto, la Lettera 22 è un simbolo di eleganza e funzionalità, grazie a le sue linee pulite e compatte, la tastiera a filo della cornice, il rullo incassato con solo il pomello in fuori e la forma estremamente ergonomica della leva di interlinea.

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Nel 1959 questa comodità e bellezza gli valsero il riconoscimento di 100 designer dell’Illinois Technological Institute come “miglior prodotto di design” degli ultimi 100 anni. Oggi questa icona dello stile italiano fa parte della collezione permanente di design del MOMA di New York e infaticabile compagno di viaggio di numerosi illustri scrittori e giornalisti, cosa a cui non hanno rinunciato nemmeno con l’avvento della scrittura elettronica.
L’avventura della Olivetti nel mondo dell’elettronica iniziò nel laboratorio sperimentale di Pisa – dove venne creato Elea 9003, il primo computer a transistor commerciale prodotto in Italia e uno dei primi del mondo – diretto dall’ingegner Mario Tchou, morto in un incidente d’auto nel 1961

Con Massimo Belardi del Museo Del Calcolatore Laura Tellini a dibattere della fulgida ascesa e della rovinosa caduta di Olivetti.


Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arrivo su un cargo battente bandiera liberiana e mi installo nella cultura pop anni 80/90. Atariano della prima ora, tutte le notti guardo le stelle e aspetto che arrivino gli UFO.

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