Immagina un mondo migliore: la storia di DYNABYTE

Dynabyte

 

Nel mio personale inferno del retrogaming esistono tantissimi gironi ad hoc. C’è quello per chi è convinto che tutte le cartucce prodotte da Atari siano state sepolte nella discarica di Alamogordo. Il loro contrappasso è essere percossi sulla schiena da Ray Kassar che usa uno dei figli di Jack Tramiel ( probabilmente Sam) tenuto per le gambe a mo’ di clava, mentre Nolan Bushnell ed Allan Alcorn osservano dalla terra sconsolati, scuotendo la testa delusi.

C’è il girone per quelli che pensano che il retrogaming sia una scienza meritevole di una laurea all’università. Il contrappasso è essere protagonisti, una volta a settimana, di uno dei miei racconti dedicati alla Sanguinosissima Guerra Del Retrogaming, devono vivere 24 ore al giorno senza vantarsi di aver fatto parte della redazione di una qualsiasi rivista videoludica degli anni ’90 ormai defunta, devono passare 365 giorni l’anno da uomini qualunque che non traggono piaceri perversi dallo studiare i videogiochi ma, incredibilmente, li giocano soltanto ( e si divertono pure mentre o fanno! ).

Nel mio personale paradiso del retrogaming, invece, ci trovate anche Dynabyte.
Una software house che ora come ora, nel 2021, si ricordano in pochi, ma che in verità ha marcato a fuoco la storia videoludica italiana, e lo ha fatto con le sue avventure punta e clicca.
Eh Sì, nel 1991, in un Italia post mondiale dove le avventure grafiche spadroneggiavano sul mercato e la cui dicotomia Sierra/LucasArt si risolveva velocemente a favore di quest’ultima, Dynabyte si ritagliava la sua fetta di popolarità in patria e, soprattutto, all’estero ( impresa che non riuscirà altrettanto bene a Simulmondo, per dire ).
Non è un caso, quindi, che Dynabyte abbia concentrato i propri sforzi principalmente producendo giochi per PC e home computer Amiga.
Tra le avventure punta e clicca rilasciate da Dynabyte negli anni ’90, Nippon Safes Inc. e, in particolare, The Big Red Adventure sono considerate fra le migliori e meritano l’attenzione dei videogiocatori. Se le voleste provare sappiate che sono persino supportate da ScummVM.
Dynabyte era la software house dietro a questi due titoli e a molti altri che sebbene ebbero fortuna minore non furono certo imputabili di bassa qualità, e poiché ci sono pochissime le informazioni sulla sua storia, ho usato la potenza del gruppo telegram di Atariteca per rintracciare il suo ex amministratore delegato, il Sig. Bruno Boz. Dalla sua viva voce ho ascoltato le intricate vicende che stavano dietro a Dynabyte.
Quindi, per quelli che c’erano. Per quelli che ricordano e per quelli che ricorderanno, ecco a voi la storia di Dynabyte raccontata da Bruno Boz.


Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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