Non è un paese per hackers: la DEMOSCENE AMIGA con Stefania Calcagno

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Stefania Calcagno

 

Stefania Calcagno è universalmente riconosciuta come personalità autorevole su tutto ciò che riguarda Commodore, a cominciare da Amiga ma anche con una zampa sul C64. Con Amiga ha speso i tuoi migliori anni ( entusiasticamente parlando ) ed è la fondatrice di un gruppo hacking che si chiama Ram Jam.

Sono molto contento di averla ospitata in Atariteca perché così ha potuto rispondere a tanti interrogativi riguardo l’argomento, anche perché non tutti sono a conoscenza di cosa significasse essere un pioniere a quei tempi lì. Tempi in cui la gente si improvvisava con dei mezzi che ORA si possono definire di fortuna ma a quei tempi era tutto ciò che c’era a disposizione.
Ok, si, entrare nel mondo degli hacker negli anni ’80/’90 può essere divertente. Giovanissimi ossessionati dalla tecnologia, dalla possibilità di collegarsi gratis, con tutta una voglia matta di farsi vedere, farsi valere. Non so se funzioni allo stesso modo oggi: mi rendo conto che quando ero io un teenager a quei tempi là non c’era youtube, non c’era proprio direttamente internet per la verità.

E meno male, dico io. Figuriamoci cosa sarebbe successo se quegli hacker avessero potuto gestire un loro profilo Instagram dove far vedere quanto era figo il loro techset appena prima di irromprere nel sistema informatico del Pentagono oppure cambiarsi quel 2 in latino sul registro elettronico. Sarebbe stato un mondo che dal punto di vista antropologico avrebbe aperto un sacco di opportunità ma, ahimè, le dinamiche moderne fanno parte della contemporaneità che conosciamo bene ma, insomma, gli hacker a quei tempi avevano a che fare con cose più serie, mai vista prima, quindi…
Voglio dire… fare i like su instagram, i followers su YouTube, i retweet su Twitter. L’idea è buona oggi, ma a quei tempi sarebbe stata roba da psichiatra, oppure da film blockbuster.
Comunque, ripensandoci, forse è la prima volta che ospito in Atariteca un hacker come Stefania Calcagno. In teoria dovrebbe piacere anche a voi.
Perlomeno non mi potrete accusare di essere troppo moderno e, sigh, giovane.

Godetevi l’intervista.

stefania calcagno


Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arrivo su un cargo battente bandiera liberiana e mi installo nella cultura pop anni 80/90. Atariano della prima ora, tutte le notti guardo le stelle e aspetto che arrivino gli UFO.

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