VIDEOGIOCHI E MUSICISTI con Damiano Gerli

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videogiochi musicali

 

Da sempre molte persone sognano di entrare nei panni dei loro cantanti preferiti, delle loro band preferite, ma solo a partire dagli anni ’80 riuscirono realmente a provarci.
Fu in quel periodo che alcuni musicisti riuscirono a compiere un ulteriore passo avanti e acconsentirono alla realizzazione di videogiochi ispirati direttamente a loro e alle loro opere, con risultati ovviamente contrastanti.
Questi artisti diedero ai fan la possibilità di giocare al loro fianco o addirittura nei loro panni in missioni che potevano essere radicate nella realtà a estremamente bizzarre.

Dagli anni ’90 in poi, quando la musica su licenza è diventata prevalente nei videogiochi, serie come Tony Hawk’s Pro Skater, Grand Theft Auto e Wipeout sono diventate famose tanto per le loro colonne sonore quanto per il loro gameplay.
Per milioni di persone, i videogiochi divennero un modo per scoprire nuove band preferite o tuffarsi in altri generi musicali. E poiché le persone scoprono questa musica mentre giocano a un gioco che amano, ne sviluppano un forte attaccamento emotivo.
Adesso i videogiochi sono ormai una parte essenziale dei piani di marketing per musicisti e manager. Le colonne sonore di Fifa, ad esempio, sono viste oggi come una delle più importanti vetrine annuali per artisti internazionali.

Era il 1982 quando Journey Escape di Data Age per Atari 2600 trasformò per la prima volta in protagonisti di un videogioco i componenti di una band musicale famosa. Non era un titolo eccezionale, nemmeno per gli standard di allora, ma nella sua ingenuità raccontava molto su come i musicisti venivano visti dall’esterno e sulla vita che la gente comune s’immaginava facessero: sempre inseguiti da fan e gente senza scrupoli che voleva lucrare sul loro successo.

Era il 1984 quando la rivista Computer & Video Games pubblicò The Thompson Twins Adventure per Commodore 64 e ZX Spectrum ( su FLEXI DISC) , avventura testuale con protagonisti il trio dei Thompson Twins che promuoveva il loro singolo “Doctor! Doctor!”.

Nel 1985 uscì uno dei migliori videogiochi legati a band o musicisti famosi: Frankie Goes to Hollywood (omonimo della band) di Denton Designs per Ocean

Dalla metà degli anni novanta fino alla fine del millennio, poi, l’introduzione del CD-Rom come supporto dati aveva iniziato a permettere di riprodurre in modo quasi perfetto la musica su computer, ma portò a una specie di declino creativo. Alcuni provarono a realizzare opere multimediali, come Peter Gabriel con Eve o Prince con Prince Interactive, ma con scarso successo, mentre in altri casi i nomi delle band vennero affibbiati a giochi che con loro non c’entravano nulla, come Queen: The eYe, che possiamo definire un semplice picchiaduro con la musica dei Queen di sottofondo.

Insomma, con Damiano Gerli del GENESIS TEMPLE abbiamo parlato di tutte queste cose. Ascoltate il podcast!


Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arrivo su un cargo battente bandiera liberiana e mi installo nella cultura pop anni 80/90. Atariano della prima ora, tutte le notti guardo le stelle e aspetto che arrivino gli UFO.

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