L’importanza di fare cassa: la breve storia di ATARISOFT

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Atari è uno dei pochi veri prodotti culturali DOP a stelle strisce assieme al Blues, al Jazz, e all’hard boiled, e come questi è un contenitore di dolori e contraddizioni.
Atari è stata spesso la prima (quando non l’unica) cartina tornasole di come una grandissima azienda può essere gestita in maniera schizofrenica negli Stati Uniti D’America fra gli anni 70 e 80. Ritengo che la sua storia sia tra i più efficaci strumenti di indagine e autocritica per riflettere sul capitalismo incosciente dal dopoguerra in poi.
Il divario fra le potenzialità è le capacità e il sacro diritto degli americani a commettere gesti completamente futili sono merce comune nella cultura popolare del paese, e apprendendo la storia di Atari si viene catapultati di peso in mezzo a queste dinamiche terribili e complesse.
Atarisoft non è esattamente una Software House, è un etichetta pura e semplice con una libreria di titoli potenzialmente sconfinata, bei giochi iconici entrati nella storia del videogame, e una fama rilevante che la precede, ma nonostante questo ha combattuto poco ed è sparita quasi subito. Alla fine è un profondo carotaggio nelle molte stratificazioni che costituiscono l’insieme delle piattaforme disponibili a quell’epoca, dove molte aziende “coraggiose” e “libere” potevano lanciarsi in progetti tecnologici assurdi, brillanti o seminali fino a quando, ovviamente, non finivano i soldi.

 

Nel Natale 1983, una linea di software di sorprendente successo è ATARISOFT: giochi Atari convertiti dai propri computers in modo da essere giocati su Commodore 64, IBM PC, Apple II, e TI-99/4A.
È una sorpresa perché nessuno si aspettava che Atari avrebbe fatto qualcosa di così giusto. E queste lodi non sono immeritate. In quel momento, Atarisoft è una delle maggiori forze dietro alla ripresa di Atari.
Atarisoft ha aggiunto alla propria linea alcuni titoli come Moon Patrol, Ms. Pac.man, Pole Position e Jungle Hunt, e si è sentita così presuntuosa da rilasciarli anche per Texas Instruments 99/4A, un computer che molti analisti di settore giudicano già commercialmente morto e sepolto in milioni di armadi americani.
Incredibilmente, Atari prova che gli analisti si sbagliano vendendo migliaia di giochi per quella piattaforma e questo ci fa capire una cosa: non tutti i computer TI99 sono negli armadi, altrimenti Atari non avrebbe venduto così tanti videogiochi Atarisoft per TI per Natale.
Per inciso, affermare che i TI siano stati esiliati nel bidone della spazzatura può essere prematuro nel Natale 1983, dato che nel gennaio 1984 l’articolo più venduto nei negozi della catena Sears è un adattatore che permette di connettere un joystick Atari ai computer TI-99.

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L’adattatore soddisfa una reale necessità. I joysticks per TI sono terribili per giocare e poco distribuiti, e il CX40 pare un soluzione al problema. La cosa veramente brutta, però, è che il TI utilizza una porta joystick con la stessa forma di quella Atari ma con un paio di connettori invertiti; da lì la necessità di un adattatore da applicare alla porta per poter giocare i Titoli Atari con un buon Joystick Atari.
Commodore osserva attentamente e prepara il contrattacco. Ci sono piani per rilasciare il software Commodore sulle piattaforme Apple II, IBM PC, PCjr, e Atari.
Ma se Commodre vuole combattere la supremazia di Atarisoft ha bisogno di una serie di buoni giochi e mediamente la qualità del software originale Commodore non è gran che.
Alcuni giornalisti già scrivono che questo cross-over di titoli fra un computer e un altro farà perdere l’identità della singola macchina, e renderà il mercato troppo omogeneo. Per esempio, cosa farà un giocatore che vuole giocare a Pac-man quando dovrà scegliere se comprarsi un computer Atari o una qualsiasi altra macchina su cui può giocarlo?
Il punto è: Sono i giochi a fare i computer o sono i computer a fare i giochi? Forse la risposta sta a metà strada ( ricordiamo ancora quanto Visicalc aiutò la popolarità di Apple II e vice versa) dato il potenziale per il nuovo hardware che ancora esiste in Atari, se Atarisoft può aiutare l’azienda a farcela, tanto meglio.

FONTI:

https://www.digitpress.com/faq/atarisoft.htm

https://en.wikipedia.org/wiki/Atarisoft

https://dfarq.homeip.net/atarisoft-if-you-cant-beat-em-join-em/


Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arrivo su un cargo battente bandiera liberiana e mi installo nella cultura pop anni 80/90. Atariano della prima ora, tutte le notti guardo le stelle e aspetto che arrivino gli UFO.

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