highlander arcade
Certe idee sono talmente intriganti che quando scopri che nessuno le ha realizzate ti senti offeso. Tipo quando scopri che nessuno ha mai fatto un film serio di Metal Gear Solid con Kurt Russell nel ruolo da protagonista. Se non è una presa in giro questa mi chiedo di quale altra fantomatica burla potremmo essere vittima nel corso della nostra vita.
Del resto qui stiamo parlando di Highlander. Capito cosa intendo? HIGHLANDER!
La saga cinematografica in cui degli immortali si inseguono per secoli prendendosi a spadate e staccandosi la testa a vicenda, alimentati da una mitologia che sembra inventata da un metallaro scozzese strafatto di Queen e whisky torbato.
Cazzo, «Ne resterà soltanto uno.» Ma che potenza ha questa catchphrase, eh?! Ascoltatela bene… Amici, è letteralmente il concept di un videogioco arcade già bello e che pronto! Non devi fare neanche un brainstorming. Devi solo assumere un game designer che arriva con i suoi occhialini tondi ed è già tutto pronto sul tavolo:
Ci sono gli immortali, le katane, i duelli, le vendette secolari, i fulmini, il rock anni ’80, le decapitazioni e Christopher Lambert che recita come uno che ha appena picchiato la testa contro lo spigolo dell’anta della credenza.
È Street Fighter con i trench! È Mortal Kombat ma con gente che recita Byron! Ma cosa pretendete di più? Sigla!
Eppure il videogioco definitivo di Highlander non è mai stato fatto. Tanti tentativi mediocri, dimenticati e dimenticabili, ma il gioco, il THE GAME of Higlander non è mai arrivato.
Ma la cosa ancor più incredibile è che ci siamo andati VICINISSIMO.
Talmente vicino che a metà anni ’90 il progetto era finito nelle mani della Williams/Bally/Midway. Sì, proprio loro! Quelli di Mortal Kombat. Quelli di NBA Jam. Quelli che in quel periodo trasformavano qualunque cosa toccassero in una macchina che andava a monetine e violenza digitalizzata, e ai quali io e Piermarco Rosa abbiamo dedicato uno speciale in video sul canale youtube dei Vintage People ( lascio il link in descrizione).
A guidare il progetto doveva esserci Warren Davis!
Ed ecco che arriva Davidino: Ma chi è Warren Davis? A davidì, manco i fondamentali! Ma che razza di ascoltatore di Atariteca sei?
Warren Davis è un personaggione di quelli che incroci nella vita tipo un paio di volte a generazione. È il creatore di Q*bert e già per questo ha già tutta la nostra stima e ammirazione, ma non si è fermato lì. Ha anche co-progettato e programmato Us Vs. Them, un innovativo titolo su laserdisc con scene con attori dal vivo intervallate da sequenze di combattimento fantascientifico sovrapposte a filmati di volo reali ( e qui a Federico Gori adesso stanno fischiano le orecchie ). Per Williams ha fatto Joust 2, e quando Williams è stata acquistata da Midway ha lavorato a T2: Judgement Day e Revolution X (quel pazzo sparatutto su rotaia dedicato agli Aerosmith. Io e Damiano Gerli ne abbiamo parlato nella puntata 85!). È stato anche un pioniere nell’uso del video digitalizzato e il suo sistema WTARG è stato utilizzato in molti dei giochi di maggior successo di Williams, tra cui NARC, Hi Impact Football, le serie Mortal Kombat e altri ancora. Nel corso della sua carriera ha lavorato ovunque. Ha messo le mani su una grande varietà di titoli per console della Disney Interactive, ed ha lavorato come programmatore senior al videogioco di Spyro: Enter the Dragonfly. Insomma, non si è fatto mancare niente, ha pure trascorso un periodo presso la Industrial Light and Magic! Ma la cosa più figa in assoluto di Warren Davis è che ha condotto in parallelo una carriera da attore e regista fino ai giorni nostri. Lo volete vedere all’opera? Basta andare su Netflix e guardare la serie “The Middle“.
Allora? Che te ne pare Davidino? Immagina… Il padre di Q*bert, questo personaggio qui, doveva fare un gioco ultraviolento di Highlander. Sarebbe stato sicuramente bellissimo.

Highlander era nato per diventare un videogioco
Bisogna, però, ricordarsi una cosa importante: Highlander non è solo un B-movie fantasy anni ’80 diventato di culto. È uno di quei franchise sopravvissuti più per forza di volontà che per logica commerciale.
Il primo film del 1986 non fu questo enorme successo planetario, però aveva in sé delle cose veramente fighe:
Tanto per incominciare c’era Sean Connery ( scozzese ) che faceva lo spagnolo egiziano, poi c’era Christopher Lambert ( francese ) che faceva lo scozzese con accento francese; poi i Queen che facevano una super colonna sonora e una mitologia talmente cruenta da essere quasi poetica.
E soprattutto aveva quest’idea alle spalle dei guerrieri eterni che combattono nei secoli per ottenere il “Quickening”, che detta così sembra il nome di una bibita energetica venduta nelle palestre.
Da lì il franchise rifiuta categoricamente di morire. Arrivano sequel sempre più folli, culminati nel leggendario Highlander II, film che riesce nell’impresa titanica di prendere una mitologia semplicissima e complicarla fino al delirio cosmico. In quel film salta fuori che gli immortali vengono da un altro pianeta. O dal futuro. O da un pianeta nel futuro. Non importa. Nessuno lo sa davvero. Nemmeno gli sceneggiatori.
Nel frattempo però la serie TV con Adrian Paul esplode. E qui bisogna essere onesti: per una generazione di gente cresciuta durante i pomeriggi Mediaset, è Duncan MacLeod il vero Highlander.
Più di Connor MacLeod. Più di Cristopher Lambert. Più di qualsiasi altra cosa.
La serie è un successone. È ovunque. Sei stagioni di katane, trench lunghi fino alle caviglie e immortali che sembrano usciti da una convention goth.
E i videogiochi? Ciccia! Quelli quasi niente. Solo robe tristi.
Nel 1986 Ocean pubblica un tie-in che viene accolto come venivano accolti generalemente i tie-in della Ocean: con indifferenza.
Poi arriva “Last of the MacLeods” su Atari Jaguar. Un gioco lento, legnoso, goffo. Praticamente l’opposto di quello che dovrebbe essere Highlander.
Cazzo! Highlander non deve essere goffo! Highlander deve farti sentire come un semidio romantico che attraversa i secoli facendo roteare una spada sotto la pioggia.
Devi sentire i Queen nella testa continuamente anche se non stanno suonando.
Entra in scena Warren Davis
Ed ecco Warren Davis. Uno di quei programmatori pionieri che negli anni ’80 e ’90 scrivevano leggende videoludiche per ragazzetti brufolosi. Uno di quelli che era stato in grado di mettere insieme interi sistemi grafici praticamente con il nastro adesivo e la caffeina.
Q*bert, NARC, T2 Arcade, Revolution X. A creato il WTARG che sembra il nome di un demone lovecraftiano ma in realtà è il sistema di digitalizzazione video che permette a Midway di creare quell’estetica fatta di attori veri trasformati in sprite digitali ( l’estetica definitiva delle sale giochi anni ’90). Insomma, crea quella roba lì. Mortal Kombat nasce da quella tecnologia lì. NBA Jam pure. T2 anche.
Quindi, quando nel 1994 la Williams parla con i produttori di Highlander e pensa a un videogioco arcade, Davis sembra l’uomo giusto per il lavoro.
Highlander arcade non doveva essere un’avventura lenta. Doveva essere una roba tamarra. Una roba da sala giochi dove la gente si ammassa davanti al cabinato urlando mentre comanda due immortali che si prendono a spadate in una chiesa gotica piena di fulmini.
E Davis lo capisce subito, solo che c’è un problema, anzi due, anzi trecento.
“Scusate ma… dobbiamo proprio decapitarci?”
Il primo problema è che Highlander arcade ruota attorno a una cosa molto specifica: le teste che saltano. Guardate che non è un dettaglio, eh?! Non è una cosa opzionale. Semplicemente non puoi fare Highlander senza decapitazioni perché non sarebbe più Highlander! Top Gun senza aerei sarebbe sempre Top Gun? NO. Rocky senza training montage sarebbe sempre Rocky? NO. Lo stesso discorso vale per Highlander.
E qui succede una cosa meravigliosa. La Midway ( la stessa Midway di Mortal Kombat ) improvvisamente inizia ad imbarazzarsi per la violenza contenuta nel videogioco. La capite l’ironia? Quelli che hanno inventato le fatality; che hanno fatto vedere le spine dorsali strappate, i cuori cavati dal petto e litri di sangue schizzato adesso sono imbarazzati per le teste tagliate in Highlander.
Il punto è che in quel momento, il panico morale sui videogiochi sta esplodendo per davvero. Mortal Kombat è argomento di dibattito in tutti i talk show americani. Il gioco di T2 è criticato perché puoi sparare ai poliziotti. Insomma, l’intera industria videoludica inizia ad avere paura.
Paura vera.
Perché se prima il videogioco era percepito come roba per bambini, adesso è diventato realistico, troppo realistico, e quindi commercialmente rilevante e penalmente perseguibile.
E l’arcade di Highlander arriva nel momento peggiore possibile.
Un videogioco basato su decapitazioni rituali sviluppato dagli stessi che hanno appena scandalizzato l’America? Praticamente è come buttare benzina su un incendio che sta già divampando.

Il prototipo
E qui la storia che vi sto raccontando diventa dolorosa perché Davis, il prototipo lo sta facendo sul serio! Usa il motore pseudo-3D di Revolution X ( Il gioco dove gli Aerosmith sparano CD contro un regime totalitario ). Prende il suo collega programmatore Jake Simpson ( che a quanto pare è pure uno schermidore esperto ) e lo digitalizza in varie pose. Gli fa fare attacchi, parate, rotazioni e tutti i movimenti necessari, e pian piano il suo arcade di Highlander prende forma. Vi ricordo che siamo nel 1994, pensate che bella roba poteva essere?! Un bel picchiaduro con grossi sprite digitalizzati, animazioni realistiche, fulmini, spade ed effetti sonori devastanti.
Le vedete anche voi le code in sala giochi? Io sì. Ragazzini traumatizzati. Genitori scandalizzati. Politici americani che convocano audizioni al congresso. Oooh cavolo! Sarebbe stato PERFETTO! E infatti il videogioco di Highlander nelle sale giochi non uscì mai perché le cose più belle spesso muoiono così: affogate nei buoni propositi.
C’è anche un altro fatto da considerare e coinvolge direttamente lo stesso Warren Davis. Midway nicchia. I tempi per la finalizzazione dell’accordo per i diritti vanno per le lunghe e Warren inizia ad avere dubbi, ma non sul gioco. Sull’intera industria arcade!
E come dargli torto? Siamo alla fine del 1994 e PlayStation sta arrivando, arriverà anche il Saturn, i PC stanno diventando sempre più rilevanti e, soprattutto, le sale giochi iniziano a chiudere. Basta guardare i numeri, è indubbio che l’epoca d’oro degli arcade sta finendo e lui lo sa.
Parallelamente ha una forte passione per il teatro ed è da un po’ che sta pensando di cambiare radicalmente professione. Del resto l’industria cambia e anche le vite delle persone devono cambiare con il mercato. Sempre più spesso pensa di trasferirsi a Los Angeles. I suoi amici attori si sono spostati tutti lì!
E viste le prospettive fosche, decide di affidare il suo destino al caso. Una specie di pseudo lancio della monetina rappresentato da un’audizione teatrale.
« Se prendo la parte resto nell’industria dei videogiochi. Se non prendo la parte mollo tutto e cambio vita. »
Warren quella parte non la prende e si licenzia. Poi, però, dopo averlo fatto lo richiamano e gli dicono che si erano sbagliati e la parte è sua ma è troppo tardi, ormai ha deciso.
E qui arriva la scena perfetta che potrebbe chiudere un ipotetico biopic su Warren Davis fatto da Netflix.
Neil Nicastro, il presidente della Williams, si presenta nel suo ufficio personalmente e gli dice: « Warren. Abbiamo firmato tutto. Highlander si fa. Abbiamo gli attori. Abbiamo i diritti. Abbiamo tutto. Basta che dici sì e sei a bordo.»
E lui: «No, guarda, vado a Los Angeles. Ciao»
Fine.
Sipario.
O forse è meglio dire Game over? Boh?
Il più grande gioco che Midway NON abbia mai fatto
E quindi Highlander arcade non è mai stato fatto, ma possiamo comunque immaginare come sarebbe potuto essere perché in quegli anni Midway aveva una formula chiarissima per i suoi videogiochi.
Avevano tutti un gameplay immediato, la grafica fotorealistica e un violenza spettacolare. E soprattutto avrebbe avuto quella qualità fondamentale dei grandi arcade anni ’90: la totale mancanza di vergogna. Cavolo, solo FULMINI, SPADE, IMMORTALI E CHITARRE.
La purezza assoluta.
Ma alla fine il videogioco arcade di Highlander non è mai nato. Non c’è mai stato nessun cabinato. Solo qualche test, forse qualche sprite, di certo molti brainstorming.
Per la teoria del multiverso, da qualche parte, adesso, esiste una variante in cui si giocano tornei con questo gioco, dove i collezionisti spendono i paperdollaroni per acquistare il suo cabinato originale. E, invece, nel nostro universo, NIENTE.
Forse è proprio questo il bello della sua storia. Il videogioco definitivo di Highlander è diventato esso stesso una leggenda immortale. Un mito tramandato tra appassionati esattamente come Highlander.
Quindi, sì: ci può essere un solo Highlander, ma a quanto pare non ci può essere nemmeno un cazzo di videogioco definitivo di Highlander.
FONTI
https://www.oldschoolgamermagazine.com/the-untold-story-of-highlander-the-video-game-no-not-the-one-you-are-thinking-of-by-warren-davis/
https://www.empireonline.com/movies/features/highlander/





