LA GRANDE STORIA DEL JAGUAR

atari jaguar

 

Alla fine dei ’70 e all’inizio degli ’80, Atari è sinonimo di videogioco sia nei salotti che nelle sale giochi ma il grande crash del mercato americano dei videogiochi lascia la compagnia in grandi difficoltà finanziarie, e anche se riprova la riconquista con il rilascio del modello 7800 e XEGS, ormai fatica pesantemente a recuperare quote di mercato.
Così, nel 1992, alla luce del folgorante successo dello SNES e del Mega Drive, Atari dismette la produzione di tutte le sue console. I suoi avversari sono troppo forti e combattono la loro battaglia per la supremazia a colpi di marketing e di bit.
Il messaggio che passa ai consumatori dell’epoca è chiaro: la console con più bit è anche la console migliore.

Le prime chiacchiere su una nuova console Atari cominciano a spargersi nel 1991. Si deve chiamare Panther ed è fatta per sconfiggere SNES e Mega Drive. Proprio al CES estivo del 1991, Atari effettivamente rilascia una dichiarazione pubblica a riguardo, ma lo fa per dire che il progetto Panther è stato cancellato per concentrare tutte le risorse disponibili su una nuova console con addirittura 64 bit: il Jaguar.
Nei due anni successivi a quell’annuncio l’industria dei videogames viene ossessionata dall’arrivo del Jaguar che, teoricamente, spazzerà via tutto e setterà l’asticella del videogaming molto in alto.
Si parla di prestazioni tecniche mai viste prima e partnership di rilievo con produttori di videogiochi che alzano il livello dell’hype fino a mandarlo in orbita.
Come risultato tangibile, l’Atari Jaguar va tutto esaurito nella sua fase di preordine. La console sembra destinata al successo e Atari ha grandi piani per lei, incluso un headset per la realtà virtuale e un foltissimo parco di periferiche. Ma alla fine il suo debutto è un completo fallimento. Perché?
Afflitta dalla poca disponibilità di software e in mancanza di terze parti veramente interessate, vende appena 150mila unità (forse), e anche il suo add-on CD non viene preso sul serio.
Molti critici dubitarono addirittura che fosse veramente una console a 64bit!
Ecco.
Oggi diamo un’occhiata alla console che Atari non progettò veramente ma che si dimostrò essere la sua ultima.
Eccovi la storia più completa possibile del Jaguar.

Dal Panther al Giaguaro

Mentre il Jaguar verrà rilasciato nel 1993, per capirne bene la genesi bisogna risalire a qualche anno prima; il 1988, per l’esattezza.
Nel 1988, Atari ha due console presenti sul mercato: il 7800 e l’XEGS.
Entrambe vendono decorosamente ma nessuna delle due rappresenta un punto di svolta nel gaming contemporaneo, e Atari continua a galleggiare stancamente ai margini della scena.
È così che in quello stesso anno, Atari comincia a lavorare ad una console che possa sfruttare quello che ha di meglio in casa in quel momento: la tecnologia dell’Atari ST.
La nuova console sarebbe dovuta essere la diretta erede del modello XEGS e per portarla a termine si cerca l’aiuto esterno di Richard Miller ( dipendente Flare Technology ) per implementare il design dei chip.
La Flare Technology era una compagnia britannica di sviluppo hardware per computer, fondata da un trio di ingegneri provenienti dalla Sinclair Research: Martin Brennan, Ben Cheese ( l’uomo che in futuro aiuterà a perfezione il chip super FX per lo SNES ), e John Matheson che con Richard Miller ha già lavorato al più grande successo all’epoca quando entrambi erano in Sinclair : il chipset Flare One che viene sviluppato per la console di gioco multisistema Konix, poi cancellata.

Il Flare One conferiva al Konix la capacita di muovere sprites e blocchi di grafica più velocemente di quanto faceva un Atari ST, e poteva mostrare fino a 256 colori nelle stesse condizioni in cui un ST riusciva a mostrarne solo 16.
Atari chiede a Flare Technology di completare il suo chip già parzialmente progettato per il prototipo, e Martin Brennan lo chiama Panther ispirandosi all’automobile posseduta da sua moglie: una Panther Kallista. Alla fine l’intera console adotterà il nome di Panther.
Il chip della Flare permette al Panther di mostrare fino a 8192 colori e si integra perfettamente in una nuova console a 32bit. Adesso Atari ha finalmente la sua nuova next-gen ma è stato tutto troppo facile, e l’azienda vuole iniziare a sviluppare il suo successore prima ancora che la pantera sia ultimata, così mentre si lavora sul Panther, Flair technology comincia a lavorare simultaneamente su un progetto che il capo di Atari, Sam Tramiel, avrebbe poi battezzato come JAGUAR.

Atari pianifica di fare uscire sul mercato le due console a stretto giro, con un rapido uno-due, in modo da colpire in modo significativo il mercato dei videogiochi.
Il Panther sarebbe dovuto uscire durante il 1991 in modo da competere direttamente contro SNES e Mega-Drive. Pochi anni dopo sarebbe uscito il Jaguar con la convinzione che sarebbe stata la console più tecnologicamente avanzata rispetto a qualsiasi altro sistema presente sul mercato, ma i piani presto cambiano.
Sebbene qualche prototipo esista da qualche parte su questo pianeta, il kit di sviluppo del Panther, una volta assemblato, non ha mai funzionato.
Fortunatamente per Atari lo sviluppo del Jaguar sta procedendo spedito, ed è così avanti sulla tabella di marcia che presto risulta evidente che lo sviluppo delle due macchine non abbia più senso.
Così, nell’estate del 1991, durante il CES estivo, Atari comunica ufficialmente l’abbandono del progetto Panther per concentrare tutte le risorse sul completamento, entro la fine del 1993, della prima console a 64bit : il Jaguar.
La notizia, se da una parte delude le aspettative dei fan, dall’altra li galvanizza con la prospettiva di avere fra le mani una console tecnologicamente mostruosa. Il messaggio è chiaro per tutti: Atari è tornata, ed è tornata per riprendersi quello che è suo!

IL LANCIO DEL JAGUAR

Dopo aver sorpreso tutti con il suo roboante annuncio durante il CES, le notizie riguardo al nuovo sistema di gioco di Atari cominciano a trapelare e ai giocatori piace molto quello che sentono.
Atari promette che il Jaguar sarà la prima console a 64bit al mondo, così è percezione comune immaginarsela come un salto quantico rispetto agli standard contemporanei a 16bit, e in notevole vantaggio rispetto ai sistemi futuri annunciati dai competitors come 3DO, Sega Saturn e PlayStation; tutti sistemi a 32bit.
Anche il prezzo sembra parecchio vantaggioso. Per tutto il 1993, Atari rilascia parecchi comunicati riguardo alle specifiche del Jaguar, i suoi giochi, e le numerosissime periferiche come, ad esempio, il Jaguar CD.
Così, il 4 Novembre 1993, Atari tiene un grande evento di presentazione all’Hemispheare Club, al 48esimo piano del Time-Life building di New York. Vengono invitate 300 persone incluso i rivenditori nazionali e i vari media.
Atari annuncia accordi multipli con numerosi sviluppatori per i giochi della sua console, incluso Virgin, Interplay, Microprose, Ubisoft, Gremlin Graphics e Activision. Durante l’evento viene detto che Atari si aspetta di consegnare circa 50mila unità prima di Natale, equamente divise fra i rivenditori di NY e San Francisco, con un prezzo la pubblico di 249,95 paperdollari.
Tanta è l’attesa per il sistema, e tanta è la convinzione che sia un successo blindato che il prezzo a 249,95 non solleva particolari obiezioni da parte dei giocatori. E infatti è un trionfo.
Il 7 gennaio 1994, il manager delle vendite dell’area di NY e San Francisco annuncia trionfalmente che tutte le unità preparate sono state vendute in un solo giorno e anzi, 100 clienti erano rimasti senza console e dirottati in una speciale lista d’attesa, mentre in Europa sono già stati raccolti 2 milioni e mezzo di preordini!
Soprattutto nel Regno Unito c’è una fortissima richiesta ma il problema è proprio la fornitura. Non avendo più a disposizione i propri stabilimenti produttivi, Atari è costretta a stringere un accordo con IBM per la produzione della sua console, e l’inesperienza di quest’ultima nell’ambito della produzione console porta a mostruosi ritardi nelle consegne. In altre parole: la richiesta è alta ma non ci sono abbastanza Jaguar disponibili per soddisfarla.
Questa scomoda situazione di penuria porta Atari nella poco invidiabile posizione di dove scegliere quale mercato prediligere, se quello americano o quello europeo. Ovviamente Atari sceglie l’America e Atari Uk riceve solo 2000 unità da poter immettere sul mercato.
Nonostante tutto, in America la situazione pare volgere al meglio. Le riviste di settore premiano e incensano il Jaguar. I primi giochi mostrano capacità grafiche mai viste prima e il tanto pubblicizzato 3DO non sembra rappresentare un problema.
Il lancio pubblicitario nazionale del Jagaur durante il 1994 è a dir poco aggressivo. Sfoggiando lo slogan “Do the Math”, Atari si autoqualifica come il passo evolutivo successivo nell’home gaming. Viene subito annunciato un add-on CD nella seconda parte dell’anno, un headset per la VR debutta nel 1995, e anche un modem per il collegamento remoto.
Il lancio americano è veramente epico ma nonostante il sistema sia venduto in bundle con CyberMorph, un simulatore di volo poligonale open-world simile al Nintendaro StarFox molto ben accolto, i giochi successivi non lo sono altrettanto. La critica li giudica troppo simili a normali titoli 16bit, e poi c’è sempre il problema delle forniture. I primi Jaguar riescono ad atterrare sul mercato solo in Aprile insieme all’acclamato Tempest 2000.
Su tutto questo anche un accordo fra Atari e Sega dopo una causa legale per violazione del copyright che porta i giapponesi a pagare ad Atari una cifra intorno ai 90 milioni di paperdollari e condividere alcuni titoli esclusivi Sega su piattaforma Jaguar.
Così, a un osservatore esterno potrebbe sembrare che, nonostante le lente vendite del primo anno, Atari abbia buone potenzialità di successo nel 1995. Ma prima di parlare del 1995 occorre gettare un occhio all’interno del Jaguar stesso perché c’è un grosso problema di chip.

PIÙ CHIP, PIÙ PROBLEMI

Il chipset che Flare Technology progetta per Jaguar conta 5 processori.
I due più conosciuti sono quelli a 32bit: Tom e Jerry. Mentre entrambi i chip condividono un’architettura molto simile, al contrario hanno compiti molto diversi.
Tom contiene il Blitter e il processore oggetto a 64bit più il processore grafico. Jerry è un processore per i segnali digitali e si occupa anche dei suoni di sistema essendo capace di riprodurli con qualità CD.
L’intero chipset è coordinato da una CPU Motorola 680000, un chip che non è esattamente l’ultima novità della tecnologia dato che è già stato implementato nel Macintosh, nell’Amiga e nell’Atari ST, ma contrariamente a tutti questi sistemi che ho elencato, il Jaguar non dispone del 68000 come CPU principale. Come il codesigner del Jaguar e membro della Flare Technology, John Matheson, spiegò:

« Atari è entusiasta di usare il 68000 e lo è altrettanto di usarlo come centro di tutte le operazioni, tuttavia nel Jaguar diviene una specie di gestore che non lavora mai al 100%, ma dice a tutti gli altri componenti cosa fare. Io sostengo che sia stato piazzata là solo per gestire i joystick.»

Così, essenzialmente, il 68000 è lì per dire agli altri chip cosa fare, e sebbene Tom e Jerry siano ottimizzati per la grafica e il sonoro, tutto questo livello di libertà gestionale non fa bene alla progettazione dei giochi.
Succede che il Jaguar sia molto facile da programmare tramite il 68000 ( che molti programmatori ormai conoscono a menadito ) e questa è una tentazione troppo forte per molti sviluppatori che per rendersi la vita facile creano i loro titoli usando il Motorola e il suo bus dati a 16bit anziché approcciare Tom e Jerry a 64bit.
Così la conseguente domanda è: È il Jaguar VERAMENTE una console a 64bit?
Tecnicamente parlando, sì. Anche se, a essere onesti, le opinioni differiscono a seconda di chi vi risponde. Di sicuro il marketing è molto sicuro che sia a 64bit.
Nel 1993, il presidente di Atari, Sam Tramiel, predisse che Atari avrebbe venduto 500mila unità per l’anno successivo ma alla fine del 1994 ne vendette solo approssimativamente 100mila. Così è evidente a tutti che il 1995 debba per forza esse l’anno della svolta, l’anno in cui si dovrà giocare il tutto per tutto per evitare il disastro del Jaguar e di Atari tutta.

1995: UNA BATTAGLIA IN SALITA

Durante il CES invernale del 1995, Atari comincia l’anno facendo parecchi annunci molto promettenti. Il primo è il Jaguar CD finalmente disponibile da Settembre ( a 2 anni di distanza dal suo primo annuncio ) e venduto a 149,9 dollari.
Il Jaguar CD sarebbe stato a doppia velocità 2x e i suoi CD avrebbero potuto immagazzinare fino a 790 Mega ( molto più dei CD standard) aprendo le possibilità a videogiochi più elaborati.
Il secondo annuncio riguarda il Jaguar VR. Un headset per la realtà virtuale che sarebbe stato venduto per il Natale 1995 a un prezzo sotto i 200 paperdollari.
Terzo annuncio, l’interfaccia JagLink, che avrebbe permesso a 2 Jaguar di collegarsi in rete.
Infine, Atari annuncia un numero consistente di nuovi titoli e proprio 2 mesi dopo abbatte il costo del suo Jaguar a 149€.
Tra l’arrivo dei giochi e del nuovo hardware, con tanto di abbattimento del costo, Atari sta chiaramente facendo l’impossibile per salvare il Jaguar dal suo destino, e con tutti gli altri suoi prodotti ormai usciti di produzione spende tutte le sue risorse nel Jaguar.
Con l’incombente uscita di Sega Saturn e Playstation, Atari ha disperatamente bisogno di conferme. Nei mesi successivi al CES, Sam Tramiel rilascia una serie di dichiarazioni e interviste che non sortiscono grandi effetti e giunti ad Aprile, sul magazine di settore NEXT-GENERATION, Sam dice chiaramente di non credere molto all’affermazione di Saturn e Playstation perché usciranno sul mercato con un prezzo troppo alto.
Due mesi dopo, sempre sul solito magazine, ammetterà che il Jaguar aveva venduto fino a quel momento circa 150mila unità, e che secondo lui il Saturn era una macchina strutturalmente incasinata su cui nessuno nell’industria avrebbe voluto scommettere. Si stava dimenticando di quanto il suo Jaguar fosse complicato all’interno. Inoltre dice anche di aspettarsi che almeno il 50% dei clienti Jaguar avrebbero comprato il CD e che la PS era solo leggermente superiore in alcuni ambiti rispetto alla sua console. È comprensibile che il presidente stesse difendendo il suo Jaguar ma già all’uscita, sia Saturn che Playstation surclasseranno il Jaguar in vendite, e pure il 3DO appena partito già lo vede nel suo specchietto retrovisore.
Atari rilascia un comunicato ammettendo che le deludenti vendite del Jagar sono dovute a una combinazione di ritardi nello sviluppo dei videogiochi così come al rilascio di Saturn e Playstation. Il fatto che il Jaguar abbia così pochi titoli restringe di molto le sue prospettive.
Il fatto è che Atari proprio non riesce ad attrarre molti sviluppatori e i pochi che accettano di lavorare con lei presto scoprono che sviluppare sul Jaguar non è per niente facile. Questi fattori portano a quelli che molti riconobbero subito come dei porting sciatti e videogiochi troppo simili a una versione 16 bit di sé stessi. Molti giochi annunciati, inoltre, non verranno mai rilasciati.

Recentemente Leonard Tramiel ha dichiarato che mentre il Jaguar era in fase di sviluppo, Atari contattò una compagnia Britannica per revisionare il suo design e perfezionare un sistema di sviluppo. Secondo Leonard la compagnia non fece un buon lavoro e il design non venne accuratamente verificato facendolo uscire con vari bug. Come risultato, Atari dovette creare un Development kit per conto proprio e molto velocemente, così la Alpine Board e i vari strumenti per gli sviluppatori vennero creati nel giro di un week-end. Il sistema era lontano dall’essere perfetto e non avrebbe avuto possibilità di miglioramento sul lungo termine se non fosse stato radicalmente cambiato.

Ma cosa possiamo dire dell’accordo fra Atari e Sega? Quello che avrebbe dovuto portare i titoli esclusivi Sega sul Jaguar? Beh, Sega fornisce ad Atari una lista di titoli che potevano essere convertiti su Jaguar ma per ragioni al momento sconosciute nessuno di essi arriverà mai.
Nonostante Atari abbia investito pesantemente nello sviluppo tecnologico e nella campagna marketing, e infine avesse abbattuto il prezzo a 145, il 1995 è fatale per il jaguar.
Il 31 Ottobre 1995, appena un mese dopo il rilascio del Jaguar CD, il Board di Atari decide di ridurre le risorse destinate al Jaguar e ai suoi prodotti correlati per concentrarsi sullo sviluppo di software e porting per PC sotto l’insegna di Atari Interactive.
Il 2 Novembre l’intero team di sviluppo interno dedicato al Jaguar viene mandato a casa, e il 15 Dicembre, per riuscire a ridurre lo stock di magazzino il più possibile, Atari abbassa ulteriormente il prezzo a 99 dollari nello stesso mese in cui Sam Tramiel viene afflitto da un attacco di cuore.
Jack Tramiel, colui che ha rifondato la compagnia dalle macerie di Atari inc. è costretto a ritornare in sella per gestire la situazione.
Grazie a Dio, Sam si riprende presto ma per il Jaguar non c’era più alcuna speranza.

SDRAAA!

1996-1998 L’ultima zampata del Giaguaro

È il gennaio 1996 quando, dopo 12 anni alla guida di Atari, la famiglia Tramiel decide di vendere tutto ( e con buoni motivi ).
La pubblicazione del bilancio relativo all’anno precedente rivela quanto la situazione sia pessima. Il ricavo è stato di appena 14,6 milioni, in netto calo rispetto a quello del 1994 che era di 38,7.
Vi ricordate quando Sam Tramiel dichiarò che il Jaguar aveva venduto circa 150mila unità alla meta del 1995? Beh, non era vero. Fra il 1993 e la fine del ’95 ne vengono venduti soltanto 125mila e alla fine di quell’anno Atari ha ancora circa 100mila unità invendute in magazzino.
Il Jaguar viene anche rilasciato in Giappone dove è importato da Moomin. Anche lì vende appena 3000 unità.
Così, Atari cessa ufficialmente la produzione del Jaguar e nel Luglio dello stesso anno, A.D. 1996, si fonde con JTS Corporation, un produttore di hard disk, il quale ne rivende il nome e le proprietà intellettuali ( sotto il nome di Atari Interactive ) ad Hasbro Interactive appena 2 anni dopo, nel 1998, per soli 5 milioni; meno di un quinto di quanto Warner Communication pagò a Bushnell 22 anni prima.
Il Jaguar e l’intera Atari sembrano essere definitivamente morti.

14 maggio 1999 – RITORNO DALLA TOMBA

Il 14 Maggio 1999, Hasbro annuncia di aver rilasciato tutti i diritti relativi all’Atari Jaguar. Da quel momento in poi tutti gli sviluppatori software del pianeta hanno potuto creare e pubblicare liberamente giochi per la piattaforma senza incorrere in sanzioni o accordi di licenza con Hasbro.
In conseguenza dell’annuncio, gli sviluppatori cominciano a rilasciare numerosi giochi per la piattaforma ormai defunta e dal 2001 in avanti la console stessa ritorna sugli scaffali ( insieme al Lynx ) per essere venduta come fondo di magazzino.
Addirittura un’azienda di strumenti medici acquista lo stampo della scocca per produrre un accessorio dentistico. Nel 2014 quello stesso stampo viene di nuovo usato per produrre una retro console poi abortita.
Nel 2001 Hasbro vende Atari Interactive allo sviluppatore software francese Infogrames il quale ne assume l’identità, e nel Giugno 2017 questa Atari transalpina annuncia l’uscita di una nuova console inizialmente nominata Atari Box.
Tutto il resto è storia recente. Da quando Hasbro ha liberato il giaguaro ben 40 nuovi titoli sono stati pubblicati.
Forse Sam aveva ragione sul Jaguar. Dopo tutto c’è ancora la speranza di venderne 500mila unità.

Fonte: https://www.youtube.com/watch?v=XsQY0YEqzYo


Simone Guidi

Uomo di mare, scribacchino, padre. Arriva su un cargo battente bandiera liberiana e si installa nel posto più vicino al distributore di merendine. Nel suo passato ci sono progetti multimediali falliti in collaborazione con Makkox, progetti multimediali falliti in collaborazione con falliti, tre libri scritti in collaborazione con sé stesso e non falliti. Atariano della prima ora, gli piace molto giocare ai videogiochi vecchi e nuovi. Tutte le notti guarda le stelle e aspetta che arrivino gli UFO.

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